Silvia Stocchetto


  Silvia Stocchetto vive e lavora a Venezia.
  Ha intrapreso una carriera scientifica (laurea in Scienze Biologiche, dottorato in Biochimica e Biofisica, periodo di ricerca all’Università di Padova).
  Ha frequentato il Liceo Artistico serale di Venezia.
  Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, studiando Pittura con Carlo Maschietto e Carlo Di Raco.

  “Forse a causa dei miei studi in biologia, attingo spesso dalla natura forme e suggestioni da dipingere, olio su tela, nei miei quadri.
  Pur mimando alcune forme della natura, generalmente rappresentata da intrichi organici, la ricerca di forme non mimetiche, spesso ibride di elementi vegetali, animali ed artificiali, mira a definire un rapporto uomo-natura in direzione contraria alla tendenza dell’uomo moderno di estraniarsi dal proprio luogo di origine. Tra i vari dipinti legati alla natura alcuni di questi sono caratterizzati da un personaggio protagonista, indicato come “Idolo” nel titolo di ciascun quadro. Idolo XIV Capriccio di Laguna Trattasi di una figura totemica, variamente declinata, che per lo più raffiguro con la testa di un uccello e che vuol essere il simbolo dell’antico legame che lega l’uomo alla natura ed un invito per esso a ricongiungervisi.
  Nel mio lavoro, per il momento, non compare mai in maniera esplicita la figura umana, sebbene nel tempo vi abbia sempre più alluso, fino alla recentemente elaborazione di un personaggio dall’aspetto antropomorfico, fatto di fogli di carta, che inscena una particolare attività umana, come quella di dipingere. L’idea assurda di un fragile automa di carta che possa muoversi ed agire come una persona reale, credo derivi dai sentimenti contrastanti che nutro nei confronti dell’essere umano, unico vivente dotato di straordinarie qualità intellettive e, ciononostante, principale minaccia per l’intero pianeta.
  Nel tempo dipingere è diventato per me qualcosa di profondamente necessario. Fare pittura mi permette di dare forma a pensieri ed emozioni che altrimenti rimarrebbero inespressi, ricorrendo a una sorta di codice linguistico fatto di immagini, simboli di una realtà più nascosta ed invisibile.”

    Silvia Stocchetto